È tempo del PDP! Vediamolo da vicino

CHE COS’E’?

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è uno strumento che nasce per gli studenti con DSA, citato all’interno della legge 170/2010 e delle linee guida seguenti. E’ un documento che compila la scuola, ma rappresenta un patto d’intesa fra docenti, famiglia e istituzioni socio-sanitarie nel quale devono essere individuati e definiti gli interventi didattici individualizzati e personalizzati, gli strumenti compensativi e le misure dispensative che servono all’alunno per raggiungere in autonomia e serenità il successo scolastico.

Può essere redatto anche in caso di alunni con BES (Bisogni Evolutivi Speciali), ovvero tutti quei casi di particolari necessità educative che possono manifestate gli alunni, anche solo per brevi periodi “per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (D.M. 27/12/2012), a discrezione del consiglio di classe.

PIANO: si intende un programma, un progetto, una strategia da utilizzare per uno scopo.

DIDATTICO: lo scopo della didattica è il miglioramento dell’efficacia e soprattutto dell’efficienza dell’apprendimento dell‘allievo, che comporta , quindi, una diminuzione dei tempi di studio e del dispendio di energie da parte dell’alunno.

PERSONALIZZATO: riguarda la diversificazione delle metodologie, dei tempi, degli strumenti nella progettazione del lavoro della classe.

Con la personalizzazione si persegue l’obiettivo di raggiungere i medesimi obiettivi attraverso itinerari diversi. Questa strategia implica la messa a punto di nuove forme di organizzazione didattica e di trasmissione dei processi del “sapere” e del “saper fare” in modo da predisporre piani di apprendimento coerenti con le capacità, i ritmi e i tempi di sviluppo degli alunni”.

(G. Chiosso, La personalizzazione dell’apprendimento)

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Con quali tempi?
Il PDP deve essere redatto all’inizio di ogni anno scolastico, entro la fine del mese di novembre, per gli studenti con già in atto un percorso, o su segnalazione della famiglia laddove si inizia un rapporto nuovo con l’istituzione scolastica.

 Quali sono le modalità?

  1. Raccolta da parte della famiglia di tutta la documentazione riguardante il disturbo;
  2. Incontro tra la famiglia, scuola e specialisti (se coinvolti nel percorso);
  3. Incontro fra i docenti per la predisposizione e la stesura del progetto;
  4. Condivisione con la famiglia al fine di apporre la propria firma sul documento condiviso. (CON-DIVISO, ricordiamoci questa parola)

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I contenuti del PDP
I
l documento deve almeno contenere:

  • i dati anagrafici dell’alunno;
  • la tipologia del disturbo;
  • le attività didattiche personalizzate;
  • gli strumenti compensativi;
  • le misure dispensative;
  • le forme di verifica e valutazione personalizzate.

Perché fare un PDP?

Oltre ad essere un atto dovuto perché presente nella normativa in materia di DSA, il PDP, sul piano pratico, è:

  • uno strumento che orienta e monitora il lavoro didattico ;
  • uno strumento fondamentale per lo studente con DSA che potrà così accedere a tutto ciò che gli è necessario anche in sede di esami di stato, in quanto la normativa permette l’uso di quanto già concesso durante gli anni scolastici;
  • un documento che “racconta” la storia scolastica del ragazzo, al quale qualsiasi docente può accedere, sia esso di ruolo che sostituto.

Il PDP deve essere inteso come un documento dinamico. E’ possibile prevedere dei momenti di monitoraggio e verifica in cui il PDP può venire aggiornato con nuove informazioni derivanti dall’osservazione dell’alunno da parte degli insegnanti o degli specialisti.

Scuola, famiglia e bambino devono avere ben chiara l’importanza del PDP. E’ utile che non rimanga un fascicolo con una serie di indicazioni generiche, ma che diventi una modalità didattica comune a tutti gli insegnanti.

Estremizzando l’idea immaginiamolo come quel programma personalizzato che ci propone il personal trainer quando ci iscriviamo per la prima volta in palestra. Lui è il nostro allenatore. Ci guarda attentamente, ci chiede quali siano i nostri obiettivi, magari differenziandoli tra quelli a breve e a lungo termine e osserva anche le nostre risorse.

Stende un piano, alla nostra portata, fotografando la nostra situazione in quel preciso istante. A seconda dei risultati raggiunti certi esercizi cambiano, alcuni avranno bisogno di meno ripetizioni, altri di più.

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Un altro elemento importante riguarda gli strumenti compensativi. Un semplice elenco di strumenti consentiti, non deve ridursi ad una serie di “bollini” concordati senza contestualizzarne l’uso. Rinforzando le abilità di bambini e ragazzi e rispondendo ai loro quesiti e talune volte imbarazzi sull’uso di questi strumenti, cerco sempre di condividere che il loro utilizzo possa essere visto come dei Jolly! Ricordiamo che sono strumenti che i bambini e i ragazzi con DSA, grazie la legge 170 hanno il pieno diritto di adoperare, ma se vogliamo correre con la bicicletta e imparare a stare in equilibrio, magari sulle strade piane possiamo anche permetterci di provare a togliere le rotelle! Se il contesto ce lo permette, se ci sentiamo abbastanza forti per farlo, se vogliamo metterci alla prova.

Prendiamo il caso della calcolatrice. Se usata costantemente, anche per addizionare numeri molto bassi non permettiamo al bambino di scoprire la magia dei numeri. Comprendere che quelle entità da sole costituiscono una quantità e che insieme ne fanno un’altra.

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Spesso ho letto negli occhi dei bambini lo stupore e grande soddisfazione nell’imparare, con il metodo analogico, certe tabelline che avevano dell’impossibile. Tutti conosciamo il trucco della tabellina del 9! E ne esiste uno anche per quella dell’11 e del 12.

Lo stesso ragionamento può valere anche per gli schemi! Associare delle immagini per ricordare un avvenimento storico, talune volte può essere più utile rispetto a schemi scritti sotto forma di appunti con una serie di parole chiavi slegate tra loro.

Ricordiamo che prima di impostare le modalità d’utilizzo degli strumenti compensativi accordati, è necessario fare un approfondimento per conoscere i canali sensoriali e gli stili d’apprendimento dei nostri bambini.

Necessita di montoraggi e di aggiornamenti?

Assolutamente si! Come prima cosa è necessario assicurarsi che il Piano Didattico Personalizzato sia REALMENTE personalizzato, ovvero che non si tratti banalmente di un copia-incolla di misure generalmente previste per studenti con stessa o simile diagnosi o problematica. E’ poi necessario programmare una verifica periodica del contenuto, in modo da garantirne l’efficacia sulle necessità degli studenti, in continuo mutamento.

A.M.

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